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Insonnia da Parkinson, rimedi naturali per i disturbi del sonno

Il morbo di Parkinson è una malattia degenerativa del sistema nervoso che colpisce ormai una copiosa quantità di persone. Tra i suoi sintomi, uno dei più fastidiosi troviamo l’insonnia, in parte risolvibile grazie a rimedi naturali, primo fra tutti la valeriana.

Il Morbo di Parkinson è una malattia degenerativa del sistema nervoso, dovuta alla progressiva morte dei neuroni localizzati nella Sostanza Nera, una piccola zona del cervello che, grazie al neurotrasmettitore della dopamina, controlla tutti i movimenti del corpo. Il malato di Parkinson perde via via il controllo del proprio corpo perché la dopamina viene prodotta in quantità sempre minore. La comparsa dei primi sintomi come tremori e lentezza nei movimenti si manifesta quando una buona metà dei neuroni dopaminergici è andata distrutta.

In passato era diffusa l’idea che la malattia colpisse nell’età anziana; in realtà i moderni strumenti di diagnosi, in grado di individuare la malattia già nei primi stadi, ha dimostrato la sua comparsa anche in soggetti intorno ai 40 anni, a distanza di circa 5 anni dai primi danni neurologici.

L’insonnia nel malato di Parkinson

In circa il 70% dei pazienti affetti dalla malattia di Parkinson sono stati evidenziati disturbi del sonno che si manifestano con insonnia, difficoltà ad addormentarsi, continui risvegli notturni. Questi fenomeni sono causati, oltre che dalle modificazioni neurochimiche della malattia, anche dalla sintomatologia fisica: i tremori, la rigidità muscolare, i movimenti involontari e le difficoltà respiratorie sono spesso talmente intensi da causare un sonno frammentato. Oltre a questi fattori legati al decorso della malattia, ve ne sono altri che determinano l’insonnia nel malato di Parkinson: il disturbo comportamentale in sonno Rem (RBD), la depressione e la combinazione di farmaci anti-parkinsoniani.

Il disturbo comportamentale in sonno Rem è stato frequentemente riscontrato nei pazienti affetti dalla malattia di Parkinson e si manifesta durante le fasi Rem del sonno, cioè quando si sogna e il tono muscolare è completamente rilassato da non consentire alcuna interazione fisica con l’oggetto del sogno. I compagni di letto dei pazienti colpiti dal Parkinson con RBD riferiscono di vocalizzi, urla, movimenti bruschi e agitati che indicano la mancanza di inibizione del tono muscolare tipico della fase Rem. Gli studi recenti sostengono sempre più l’ipotesi che questa parasonnia si manifesti come un disturbo isolato diversi anni prima dell’insorgenza del Parkinson.

La depressione come complicanza della malattia di Parkinson può insorgere in qualunque fase e talvolta precedere la comparsa dei sintomi motori. Si è notato che i disturbi del sonno sono tanto maggiori quanto più alti sono i livelli di ansia, di depressione e dei disturbi dell’umore nel paziente parkinsoniano. In diversi casi la somministrazione di antidepressivi ha determinato un miglioramento della qualità del sonno.

L’assunzione a lungo termine di farmaci per il Morbo di Parkinson però sembra essere la causa dell’insonnia in alcuni pazienti; in particolare è stato osservato che l’insonnia aumenta con l’incremento del dosaggio di levodopa. Non è chiaro se la cattiva qualità del sonno sia un effetto collaterale del farmaco o una diretta conseguenza del progredire della malattia che nelle fasi più avanzate necessita di un dosaggio sempre più elevato. In altri pazienti il maggiore dosaggio del farmaco ha prodotto un miglioramento delle parasonnie.

È probabile che questa discrepanza dipenda dalla gravità della malattia e che la terapia farmacologica agisca producendo un duplice effetto: nei pazienti con sintomatologia lieve del Parkinson, la levodopa causa difficoltà ad addormentarsi e un sonno discontinuo; nei pazienti più gravi, invece, agisce attenuando i crampi e la rigidità dei muscoli, che spesso sono fattori coinvolti nei frequenti risvegli del malato.

Valeriana officinalis un rimedio naturale per l’insonnia

Nei pazienti estranei alla malattia di Parkinson i disturbi del sonno vengono trattati con le benzodiazepine, i farmaci più antichi per curare l’insonnia. Sono farmaci che danno dipendenza e assuefazione se usati per lunghi periodi. Inotre, il trattamento non è risolutivo perché, sospesa l’assunzione, l’insonnia ritorna. Nei malati di Parkinson le benzodiazepine vanno somministrate con molta cautela perchè potrebbero peggiorare la coordinazione motoria, le psicosi e le capacità cognitive.

Poiché il quadro clinico del paziente affetto da Parkinson appare piuttosto complesso per la varietà di sintomi e disturbi associati, laddove non è strettamente necessario, sotto controllo medico è consigliabile sostituire i farmaci per l’insonnia con rimedi naturali, ugualmente efficaci, ma senza interazioni con i tanti medicinali che il paziente già assume. Premesso che è fondamentale per il paziente con insonnia seguire le regole per una buona igiene del sonno (orari regolari, limitare i pisolini diurni, non cenare troppo tardi, evitare caffeina e alcool di sera, ecc.), i rimedi naturali, la valeriana in primis, si sono rivelati validi aiuti per l’insonnia nella malattia del Parkinson.

Le proprietà della valeriana sono note da tempi antichissimi. È una pianta che svolge azione sedativa sul sistema nervoso e agisce da tranquillante favorendo il sonno. Questa proprietà dipende dalla capacità della pianta di agire a livello cerebrale sui livelli di GABA (acido gamma-amminobutirrico), un amminoacido dalla funzione calmante e che aiuta ad addormentarsi.

Gli studi condotti sui pazienti con insonnia hanno dimostrato l’efficacia della valeriana nel migliorare la qualità del sonno, in generale, e di ridurre i tempi di addormentamento. Grazie alle presenza di acidi valerenici contenuti nella pianta, gli effetti prodotti dalla valeriana sono stati paragonati a quelli delle benzodiazepine usate per curare l‘insonnia. Rispetto a questa classe di farmaci, la valeriana non produce dipendenza, assuefazione o sonnolenza durante il giorno, per cui il paziente può svolgere le sue attività quotidiane in piena efficienza.

Avendo la valeriana proprietà molto attive, va evitato l’uso contemporaneo ai farmaci per l’insonnia, perché si otterrebbe un eccessivo effetto sedativo. Nei pazienti affetti da Parkinson non si sono evidenziate interazioni tra valeriana e i farmaci anti-parkinsoniani, nè tantomeno effetti collaterali indesiderati prodotti dalla pianta se assunta alle dosi consigliate. Pur avendo un effetto benefico sull’organismo, la valeriana, se utilizzata a dosaggi elevati e per lunghi periodi può avere effetti collaterali e causare insonnia, eccitabilità, aumento della pressione, cefalea, riduzione della frequenza cardiaca. La dose giornaliera consigliata è pari a 500-600 mg di estratto. In commercio l’estratto di valeriana è proposto sottoforma di compresse, gocce e tintura madre. La posologia delle gocce prevede l’assunzione da una a tre volte al giorno di 20 gocce disciolte in acqua.